Il settore europeo del legno-arredo richiama l’attenzione sull’impatto del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) applicato alle importazioni di urea, materia prima fondamentale per la produzione dei collanti utilizzati nell’industria del legno.

Dal 1° gennaio 2026 l’introduzione della misura ha già determinato un incremento dei costi dell’urea di circa il 12%. Secondo le stime riportate dal Messaggero Veneto, a regime l’aumento potrebbe raggiungere circa 180 euro a tonnellata, pari al 40%.

Una situazione che interessa direttamente l’intera filiera e che ha portato Assopannelli, EFIC (European Furniture Industries Confederation) ed EPF (European Panel Federation) a chiedere all’Unione Europea la sospensione del CBAM sull’urea.

Un settore già sotto pressione

L’introduzione della nuova tassazione arriva in un momento complesso per il comparto. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni italiane del legno-arredo hanno registrato una diminuzione del 5,2%, con flessioni particolarmente significative negli Stati Uniti (-15,4%), in Germania (-6,9%) e in Francia (-3,4%).

A rendere ancora più delicato lo scenario è la forte dipendenza europea dalle importazioni di urea. Come evidenziato dai dati riportati nell’articolo, la produzione interna europea copre infatti soltanto il 20% del fabbisogno, mentre una parte consistente delle forniture proviene da Paesi extra UE.

Il grafico pubblicato a corredo dell’articolo mostra, in particolare, come l’Egitto rappresenti il 50% dell’approvvigionamento, seguito da produzione interna europea (20%), Algeria (14%), Federazione Russa (10%) e Turkmenistan (2%).

Sostenibilità e competitività devono procedere insieme

La transizione verso processi produttivi sempre più sostenibili rappresenta una sfida fondamentale per l’industria europea. Allo stesso tempo, è necessario che le politiche ambientali tengano conto della disponibilità concreta di tecnologie e materie prime alternative, oltre che della competitività delle imprese.

Attualmente, infatti, le alternative all’urea non garantiscono ancora le stesse caratteristiche tecniche oppure presentano costi significativamente superiori. Anche le soluzioni basate su collanti bio-based sono ancora in fase di sperimentazione e, secondo quanto riportato, non assicurano al momento prestazioni equivalenti.

Per una realtà come Gruppo Sigel, attiva nel mondo dei pannelli e delle superfici decorative, il tema riguarda da vicino l’evoluzione dell’intera filiera.

Innovazione, sostenibilità e competitività industriale devono quindi procedere nella stessa direzione, attraverso soluzioni capaci di accompagnare concretamente le aziende nella transizione senza compromettere la capacità produttiva del settore europeo.

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