Tratto da Pambianco News
La filiera italiana del legno-arredo guarda al 2025 con cauto ottimismo. Nonostante una situazione economica e geopolitica ancora instabile, il settore si sta organizzando per affrontare le sfide che caratterizzeranno il 2025, dazi a stelle e strisce in primis. “I dati preconsuntivi del 2024 mostrano un calo del 3,5% per la filiera – dichiara a Pambianco Design Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – un segno negativo che, tuttavia, può essere letto con un certo ottimismo. Se guardiamo all’inizio dell’anno, il primo semestre era partito con un segno ben più pesante, e la preoccupazione principale era quella di chiudere l’anno sugli stessi livelli del 2023, che aveva registrato un -8%. Invece, nella seconda metà del 2024, il settore ha mostrato segnali di ripresa, con il mese di novembre che, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ha registrato addirittura una variazione positiva. Questo ci fa sperare che la fase di contrazione sia ormai rallentata, se non conclusa. Non mi aspetto una ripresa immediata nei primi mesi del 2025, ma nella seconda parte dell’anno dovremmo iniziare a vedere segnali concreti di crescita. Ovviamente, tutto dipenderà dalle dinamiche di mercato, che stanno cambiando giorno dopo giorno”.
Uno dei temi più delicati resta però quello dei dazi – paventati dalla neo eletta amministrazione Trump – sui prodotti importati negli Stati Uniti (secondo mercato di riferimento della filiera legno-arredo tricolore e che nel 2024 ha registrato un +2% toccando un valore di 1,4 miliardi di euro). “Osservando come gli USA hanno gestito le tensioni commerciali con Messico e Canada – argomenta Feltrin – appare chiaro che la loro strategia consiste nell’intraprendere una linea dura inizialmente per poi negoziare soluzioni più accomodanti. Questo fa sperare che anche l’Europa, quando sarà chiamata al tavolo delle trattative, possa arrivare preparata. Ma serve tenere alta la guardia. Del resto, come ha dichiarato Ursula von der Leyen, da sei mesi è attiva una commissione speciale incaricata di gestire la questione dei dazi con un approccio preventivo”.
“Un altro rischio indiretto legato ai dazi – sottolinea Feltrin – riguarda i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti. Se non si raggiungerà un equilibrio tra le due potenze, la Cina cercherà mercati alternativi, e l’Europa, pur in una fase di crescita limitata, resta il secondo mercato più ricco al mondo. Questo potrebbe portare a un ingresso massiccio di prodotti cinesi, che verrebbero a competere con le nostre aziende senza dover rispettare gli stessi vincoli normativi e di sostenibilità a cui noi siamo sottoposti. Il rischio è quello di una concorrenza sleale, con aziende europee costrette a operare seguendo regolamenti molto stringenti mentre i competitor esterni beneficiano di una maggiore libertà. Per questo motivo, è essenziale che l’Europa si mostri compatta e prenda misure adeguate per proteggere il mercato interno”.
“Dobbiamo ricordare – conclude Feltrin – che la nostra filiera è fortemente orientata all’export: esportiamo il 53% della produzione e il mercato europeo, se considerato nel suo complesso, rappresenta circa il 70% delle nostre esportazioni. È il nostro mercato principale, la nostra ‘casa’, ed è nostro dovere difenderlo. Il rischio è che i dazi, se non gestiti correttamente, possano finire per danneggiare entrambe le parti. Per questo motivo, in questo contesto di grande incertezza, la strategia migliore è navigare a vista, adattandosi rapidamente ai cambiamenti per proteggere il valore del made in Italy nel mondo”.







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