Tratto da un articolo di Giovanna Mancini pubblicato il 14 Giugno 2025 su “Il Sole 24 ore”

Mentre in tutto il mondo la superficie delle foreste continua a ridursi – a causa delle attività di disboscamento illegali ma anche a quelle legali, destinate a fare spazio ad allevamenti o coltivazioni, e a causa di incendi devastanti come quello che sta affliggendo il Canada – in Europa e in particolare in Italia i boschi sono in continua crescita.

Lo sono nelle aree collinari e montane, ma anche in quelle urbane dove, dopo tanti anni di sviluppo urbanistico poco attento a questo tema, negli ultimi temi i programmi delle amministrazioni locali condiziona le autorizzazioni a edificare alla messa a dimora di una determinata percentuale di superficie verde.

Il ruolo del legno nella transizione verde

Gli alberi hanno, del resto, un ruolo importantissimo per la salute del nostro ambiente. Per abbassarne la temperatura dovuta al riscaldamento globale (di cui in questo primo scorcio d’estate sentiamo già le conseguenze), ma anche per pulirne l’aria, riducendo la quantità di anidride carbonica, e per prevenire o riparare dai rischi idrogeologici.

Ecco perché la «Giornata del bosco», che da 13 anni organizza Afi (l’Associazione forestale italiana) e che si è tenuta quest’anno il 13 giugno, ha un valore prima di tutto simbolico ed etico, ma poi anche concreto, perché si propone di ragionare sul ruolo delle foreste e dell’economia a ess legata nello sviluppo e nella ricchezza del nostro Paese.

Quest’anno il titolo scelto da Afi per il convegno organizzato al Centro congressi Rospigliosi del Quirinale (con il patrocinio, fra gli altri, di FederlegnoArredo) è stato: «Biodiversità e sostenibilità: il ruolo del legno italiano nella transizione ecologica». Un’occasione per riflettere sull’importanza delle foreste e del patrimonio legnoso nazionale alla luce delle strategie europee del Green Deal e del Clean Deal per la decarbonizzazione e lo sviluppo di una bioeconomia circolare che sappia valorizzare e difendere anche i grandi valori sociali, economici, ambientali e culturali che derivano dal bosco e dal legno.

«Integrare la tutela della biodiversità con l’innovazione nel settore edilizio, promuovendo l’uso del legno italiano come soluzione chiave per la decarbonizzazione e lo sviluppo di un modello di bioeconomia circolare, è un obiettivo su cui dobbiamo lavorare in maniera costante e condivisa – ha detto Claudio Giust, presidente di Assolegno, oltre che di Afi -. Il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è uno stimolo a proseguire il nostro lavoro a fianco delle istituzioni con le quali condividiamo l’idea che l’uso del legno italiano possa essere una soluzione strategica proprio per la transizione ecologica e la decarbonizzazione delle costruzioni».

Foreste come risorsa economica

Ma il legno è anche una grande risorsa economica. E mentre in Italia da anni si discute e si cerca di ricostruire una filiera industriale legata alle foreste che generi ricchezza e occupazione, oltre a valorizzare la risorsa boschiva, FederlegnoArredo ha firmato anche degli accordi con Paesi emergenti (nello specifico il Vietnam e, di recente, la Costa d’Avorio) per avviare collaborazioni sul piano della formazione professionale degli operatori del legno in quei Paesi, con la prospettiva di sviluppare poi contatti e accordi anche di natura commerciale.

«Iniziative come la Giornata del bosco» sono estremamente importanti per portare attenzione a questa preziosa risorsa – ribadisce Alessandra Stefani, presidente del Cluster Italia Foresta Legno -. Il saldo tra taglio e prelievo di alberi nel nostro Paese è in attivo sia per estensione, con in media 60mila ettari in più ogni anno, sia in volume, come confermano gli inventari forestali, tranne nelle aree colpite dalla tempesta Vaia nel e dal bostrico».

Boschi e cambiamento climatico

Due fenomeni che dimostrano come anche i boschi italiani risentano degli effetti del cambaimento climatico. «I danni da vento e quelli da insetti sono “disturbi” che hanno sempre connotato le foreste, ma che ne hanno sempre consentito anche la rigenerazione – spiega Stefani -. Tuttavia, l’estensione di questo doppio fenomeno è il segnale che abbiamo un grave problema legato alla crisi climatica».

Il patrimonio forestale italaiano è tuttavia consistente: «Perciò, in citta e in pianura dobbiamo intervenire piantando il più possibile nuovi alberi, mentre nei boschi dobbiamo lavorare studiando le vocazioni di questi boschi: alcuni meritano di essere lasciati evolvere e crescere spontaneamente, altri devono invece essere protetti, perché contengono specie o habitat rari. Altri ancora, infine, possono essere valorizzati economicamente, rispettando i criteri prestabiliti e le leggi, per dare produzioni che sono la base della bioeconomia circolare», aggiunge la presidente del Cluster.

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